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Per quanto riguarda i C.A.G. si è notato come ci sia una varietà di servizi offerti, in funzione del fatto che ogni centro ha degli obiettivi educativi diversi. In quest’area, infatti, vengono inclusi i centri giovanili comunali, le parrocchie, i servizi estivi per i ragazzi ed i servizi rivolti agli studenti universitari, come ad esempio i convitti. Partendo da questo dato, è opportuno fare una riflessione: forse la parola centro di aggregazione viene identificata solo con i centri comunali, mentre è interessante soffermarsi sui criteri di valutazione da adottare attraverso tre domande fondamentali, eliminando così il concetto fuorviante, adottando una prospettiva più ampia e valorizzando la diversità dell’offerta:
-Il servizio è un punto di riferimento sul territorio?
-Quali sono gli obiettivi che si prefigge?
-A che bisogno corrisponde?
Altri spunti degni di nota che emergono dai dati è che c’è una varietà anche a livello di operatori. In molti casi si fa ricorso al volontariato, mentre in altri a personale dipendente. Si può notare come le motivazioni probabilmente cambino e sarebbe da valutare l’opportunità di una formazione comune per poter permettere l’incontro e lo scambio di buone prassi tra gli operatori.
Per quanto riguarda gli obiettivi che si propongono i C.A.G: in primis c’è la formazione e la crescita ed in secondo luogo l’aggregazione libera. E’ interessante incrociare i dati con le risposte degli enti che gestiscono i centri, i quali si lamentano della poca partecipazione attiva, delle risorse a disposizione e degli spazi.
Parlando di partecipazione attiva, molte volte i ragazzi, soprattutto più piccoli, si trovano davanti ad attività già strutturate o con la possibilità di partecipare, ma in una modalità di “libera aggregazione” (guardando un concerto, ad esempio). Quest‘ultima è un fattore molto importante, e tutti i centri lo sanno, ma poi, per raggiungere l’obiettivo di crescita e formazione individuale ci si deve spingere oltre, cercando di sfruttare le attività strutturate e la libera aggregazione per costruire dei percorsi relazionali con i ragazzi, accogliere le loro domande e strutturando così percorsi attivi con i ragazzi al fine di stimolare le risorse individuali, l’autostima ed il senso di responsabilità.
Gli enti sanno bene che percorsi di questo tipo prevedono il lavoro con gruppi piccoli e tempi lunghi, ecco perché l’esigenza di avere dei servizi continuativi e non progettazioni spezzettate.